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SEDE LEGALE
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SEDE OPERATIVA
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La normativa

La normativa sulla sicurezza e prevenzione, in applicazione delle direttive CEE è stata recepita dal D.Lgs. 626/94 e dal D. Lgs. 242/96 e successive modificazioni.

Il nostro ordinamento, tuttavia, aveva ed ha una disciplina specifica che regola la sicurezza e l’igiene sui luoghi di lavoro.

Le leggi e le disposizioni di cui parliamo sono diverse decine tuttavia sarà sufficiente appuntare l’attenzione su quelle che sono i capisaldi del quadro normativo. A questo esiguo numero sarà necessario aggiungere le circolari e le disposizioni regionali emanate attraverso il Regolamento di Igiene.

Di seguito un rapido elenco delle leggi e delle norme:

Costituzione della Repubblica Italiana articoli: 32 - 35 - 41
Codice Civile articoli: 2050 - 2087
Codice Penale articoli: 437 - 451 - 589 - 590
Legge n. 300 del 1970 “Statuto dei lavoratori”
Decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955 “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”
Decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 1956 “Norme generali per l’igiene del lavoro”
Decreto del Presidente della Repubblica n. 164 del 1956 “Norme perla prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni”
Decreto Legislativo n. 277/91 “... protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dall’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici duranti il lavoro...”
Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265 - Testo Unico delle Leggi Sanitarie - Sanità Pubblica B) Disposizioni fondamentali e di carattere generale - “Art. 216 - Delle lavorazioni insalubri”
Decreto Ministeriale 19 novembre 1981 e successive modificazioni “Elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del T.U. leggi sanitarie”
Regolamento di Igiene della Regione Lombardia e Regolamento Locale di Igiene

L’ingresso delle D.Lgs. 626/94 non ha sostituito la legislazione vigente in materia di sicurezza e prevenzione, ma si è aggiunto ad essa.

Questa normativa si pone come momento di sintesi della legislazione vigente aggiungendo poche, ma importanti novità quali, ad esempio,:

responsabile del servizio di prevenzione e protezione
redazione del documento di valutazione dei rischi

che hanno il compito di garantire la gestione concreta ed attiva dei rischi individuati sul luogo di lavoro.

Altra novità è quella di non avere i rischi suddivisi per categoria. La volontà del legislatore non si muove nella direzione di tabellare i rischi per singola attività, bensì in quella di valutare complessivamente qualsiasi rischio che per qualsiasi motivo entri nella sfera di azione di quella determinata azienda.

Ovviamente l’esperienza a e la pratica permettono comunque di fare delle standardizzazioni ma questo non deve rappresentare un incentivo a non considerare altri eventuali rischi che dovessero presentarsi.

Novità principali rispetto alla normativa precedente.


1- Non basta più rispettare gli standard definiti dalle leggi per la potenza di una macchina, l'altezza di una parete o di un parapetto, l'illuminazione di un ufficio o la rumorosità di un ambiente; bisogna fare anche una valutazione globale di tutte le  rischiosità presenti in ogni singola azienda.

2- Il datore di lavoro con l'aiuto di tecnici specializzati e con gli stessi lavoratori deve coordinare i loro comuni sforzi per scegliere  le condizioni migliori per garantire un elevato grado di sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro.

 

Nozioni e definizioni

Prima di passare ad analizzare da vicino il decreto legislativo 626/94 è meglio chiarire alcune nozioni di base.

Art. 1 - Settori interessati: tutte le attività sia pubbliche che private. Rientrano le attività produttive, commerciali, di servizio e professionali.

Art. 2 - Lavoratori soggetti: tutti i lavoratori dipendenti. Sono equiparati ai lavoratori dipendenti anche i soci delle società, gli utenti dei servizi di formazione/orientamento scolastico, allievi di istituti, compresi quelli universitari, nei quali si  faccia uso di laboratori, macchine, strumenti, apparecchiature, sostanze e quant’altro esponga a rischio chimico fisico e biologico. Sono esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari.

Art. 2 - Servizio di prevenzione e protezione: insieme delle persone, dei mezzi interni o esterni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dei rischi professionali nell’azienda ovvero dell’unità produttiva.

Altre definizioni di termini ricorrenti:

  PERICOLO: proprietà o qualità intrinseca di una determinata sostanza, attrezzo, metodo di lavoro  che ha la potenzialità di causare un danno. Ad esempio: pericolo di elettrocuzione, di schiacciamento, di esplosione.

RISCHIO: probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego ed esposizione e dimensioni possibili del danno steso.

RISCHIO RESIDUO: rischio che resta dopo aver attuato tutte le misure di sicurezza sia antinfortunistiche che di igiene del lavoro.

GRADO DEL RISCHIO ANCHE  QUELLO RESIDUO: dipende dalla gravità del danno e dalla probabilità di accadimento.

Questi elementi vengono evidenziati attraverso una matrice di rischio che permette di stimare in modo rapido e semplice il grado di rischio e quindi di orientare la programmazione degli interventi da farsi in azienda in maniera efficiente ed anche efficace.

TABELLA DELLA MATRICE DI RISCHIO

 

EVENTO
IMPROBABILE*

EVENTO POSSIBILE**

EVENTO PROBABILE***

DANNO LIEVE *

*
**
***

DANNO MODESTO

**
****
******

DANNO GRAVE ***

***
******
*********

Il passo senz’altro fondamentale e la stesura del documento di valutazione dei rischi.

Si intende per valutazione del rischio l'identificazione:

dei pericoli connessi con l'uso dei particolari materiali o attrezzature o metodologie impiegati nell'attività lavorativa ed aventi la potenzialità di causare danni:

della probabilità che l'impiego abituale di sostanze o metodi pericolosi possa rappresentare un fattore di rischio per la salute delle persone. 

IL RISCHIO che può causare danno alle persone riguarda  due tipi di conseguenze:

infortuni sul  lavoro,

malattie professionali.

LA PREVENZIONE della rischiosità, di conseguenza si esplica nelle seguenti direzioni:

la sicurezza sul lavoro riguardo alle macchine, alle apparecchiature, all'ambiente, ai locali di lavoro ecc.;

la rischiosità di natura igienico-ambientale connessa con la presenza di agenti chimici (liquidi, solidi, gassosi) , fisici (rumori, vibrazioni, elettricità, radiazioni ecc..), biologici (parassiti, batteri, virus ecc...);

La sorveglianza dell'ambiente in cui si svolge l'attività aziendale consente infatti di verificare non solo l'attuazione di tutte le norme prescritte dalla legge per l'esecuzione corretta dell'attività lavorativa riducendone al minimo la pericolosità, ma anche la messa in opera di quegli accorgimenti che si ritengono idonei al fine di ridurre al minimo le conseguenze di tutti gli insopprimibili inconvenienti dovuti a fatalità o a cause di forza maggiore.

La prevenzione e la sorveglianza, combinate fra loro riducono anche quel tipo di organizzazione interna che causi rischiosità di tipo organizzativo per ritmi usuranti, posizioni disagevoli, ecc.

Lo stato di salute dei lavoratori viene controllato mediante:
- le visite mediche all'atto dell'assunzione;
- le visite mediche periodiche ad intervalli di tempo stabiliti dalla Legge in relazione alla maggiore o minore pericolosità del lavoro effettuato;
- esami bioumorali e strumentali tendenti a riconoscere tempestivamente l'insorgenza di particolari patologie con speciale riguardo all'attività svolta.

Nel complesso si tratta di attività mediche finalizzate ad assicurare un monitoraggio biologico completo dei lavoratori addetti.

Tali attività assumono particolare rilievo qualora nel ciclo produttivo si registri la presenza di sostanze di riconosciuta o potenziale tossicità.

Nell'azienda deve essere tenuta anche una cassetta di pronto soccorso con le relative istruzioni per lievi malori e/o piccoli infortuni.

La segnaletica di sicurezza deve essere chiara e posta in luoghi visibili a tutti.

Le disposizioni legislative prevedono che particolari comunicazioni formative ed informative in proposito siano dirette ai lavoratori.


Principi della prevenzione

1° principio
Un atto pericoloso, una condizione pericolosa, un incidente: sono sintomi dell’esistenza di qualcosa di errato nel sistema aziendale.A monte degli incidenti agiscono svariati fattori, e che la teoria delle cause multiple ci suggerisce di individuare tutti (o il più possibile) i fattori che li determinano per risalire alle cause. Questo vuol dire che è meglio ampliare l’indagine a quanti più fattori possibili invece di concentrarsi su un unico fattore. Mettendo in pratica questa teoria potremmo accorgerci che molti fattori causa di incidenti dipendono dalla organizzazione aziendale, quindi eliminare le cause di un problema organizzativo significativo, significa eliminare le cause di altri problemi.

Diagnosticare le cause e curarle equivale ad effettuare un controllo a carattere permanente.

2° principio
Si può prevedere che determinate circostanze possono portare a infortuni gravi. Queste circostanze possono essere identificate e messe sotto controllo.

Questo principio afferma che possiamo prevedere la gravità di un evento dannoso, combattendola direttamente invece di sperare di ridurla combattendo la frequenza.

Alcuni studi hanno affermato che in certe situazioni è abbastanza facile prevedere gli infortuni gravi:

Lavoro insolito (non di routine). Si tratta di lavori che si presentano occasionalmente e a cui non possono essere applicati i controlli del lavoro di routine.

Attività non produttive. Attività quali manutenzione e ricerca.

Fonti di energia. Rischi associabili a fonti di energia quali, elettricità, gas, vapore, liquidi infiammabili.

Alcuni lavori di costruzione. Quali lavori in elevazione, in galleria, sull’acqua, sotterranei.

3° principio
La sicurezza deve essere gestita come tutte le altre funzioni aziendali. La direzione deve essere attenta e dirigere gli sforzi della sicurezza fissando obiettivi, pianificando, organizzando e controllando il raggiungimento degli obiettivi stessi.

Questo significa che la sicurezza è pari alla qualità, al costo ed alla quantità della produzione. La funzione manageriale ha incluso anche il concetto di sicurezza, in pratica troppo spesso questa viene sottovalutata o subita, o dimenticata, e vengono eluse le responsabilità in questo campo.

4° principioUn elemento fondamentale per un’ efficace azione di sicurezza da parte della linea (tutti i livelli gerarchici) è rappresentato dalle procedure con le quali la direzione fissa le responsabilità.

Il concetto di responsabilità è importante per la valutazione. La carenza di procedure per l’ attribuzione delle responsabilità è la più grande debolezza del sistema di sicurezza. Quando un uomo è ritenuto responsabile egli accetterà le responsabilità affidategli.

5° principio
a funzione della sicurezza è quella di localizzare e definire gli errori operativi che determinano il verificarsi degli incidenti. Questa funzione può essere espletata in due modi:

chiedendosi il perché, e cioè ricercando le cause di fondo degli incidenti
chiedendosi se alcuni controlli notoriamente efficaci sono o non sono utilizzati
Questo vuol dire che per fare sicurezza non dovremo solo cercare quello che c’è di sbagliato nell’uomo, ma quello che c’è di sbagliato nel sistema organizzativo direzionale che è all’origine degli incidenti:
ü rivedere nei particolari il sistema azienda per definire le probabili deficienze compresi gli errori umani ed i loro effetti sulla sicurezza del sistema
identificare gli errori che coinvolgono le decisioni, i giudizi, le procedure, individuando le potenziali debolezze riscontrabili nelle politiche, nelle direttive e negli obiettivi.
Considerare il sistema azienda per determinare quali controlli sono in vigore e chiedersi se l’ azienda ha bisogno di questi controlli, quindi è sempre bene risalire dai sintomi alle cause.

Corretto sarebbe considerare ed analizzare l’azienda trovando una risposta ai seguenti quesiti
Esiste una politica della direzione per la sicurezza?
Com’è organizzata l’azienda?
Qual’ è la funzione del servizio di sicurezza?
Com’è posta la sicurezza all’interno dell’organizzazione?
Come sono definite le responsabilità dei vari livelli gerarchici rispetto alla sicurezza?
Come la direzione ritiene responsabili i dipendenti?
Come vengono selezionati i dipendenti?
Come sono motivati i dipendenti, i capi, i dirigenti?

Il ruolo della sicurezza

Oggi la sicurezza deve essere parte integrante delle procedure aziendali.

Il concetto di sicurezza integrata potrebbe essere meglio compreso se si chiarisse come la sicurezza si colloca all’interno della produzione.

L’obiettivo della direzione è una produzione efficiente, e per raggiungerlo può agire su due risorse fondamentali, la manodopera e gli impianti produttivi.

Su entrambe queste risorse la dirigenza è in grado di far pesare diverse influenze.

Sul personale mediante l’ addestramento, la selezione ed il collocamento, sugli impianti con la manutenzione, la ricerca e la progettazione.

La funzione della sicurezza è quella di realizzare la sicurezza all’ interno delle procedure esistenti, verificare continuamente l’ applicazione delle procedure per accertare che i controlli siano adeguati.

La sicurezza non è una risorsa, non è una procedura e, certamente non è un programma, è però sicuramente uno stato mentale, che deve diventare parte di ogni procedura aziendale, ed è l’ unico marchio di sicurezza che sia efficace in permanenza.

Il documento di  valutazione dei rischi.

E' il momento centrale del Decreto 626/94 ed è elaborato dal datore di lavoro con la collaborazione del responsabile del servizio di sicurezza e prevenzione e del medico competente.

Il documento di valutazione dei rischiè un documento, quindi, che evidenzia e programma:

evidenzia le situazioni di pericolo e di rischio presenti in azienda
evidenzia i soggetti esposti o potenzialmente esposti

analizza ed applica i sistemi di protezione collettiva e quindi quelli di protezione individuali

programma gli interventi dai dati desunti anche dall’applicazione della matrice di rischio
verifica l’andamento periodico degli interventi
modifica il documento di valutazione dei rischi secondo l’andamento degli interventi oppure perché sono intervenute delle modifiche al ciclo produttivo, o per qualsiasi altro motivo che modifichi la situazione esistente: in meglio o in peggio!

Il datore di lavoro non è solo nel suo lavoro perché con lui collaborano:

1. i lavoratori o il rappresentante dei lavoratori se eletto
2. il medico competente ove previsto
3. il responsabile del servizio di prevenzione e protezione se persona diversa dal titolare dell’azienda


Le attività a conduzione familiare, ora escluse da una circolare ministeriale, e quelle fino a dieci dipendenti godono di una particolare agevolazione: basta un'autocertificazione in cui si dichiara che l'azienda è in regola con quanto previsto dall’art.4.

Anche qui occorre fare molta attenzione: l’autocertificazione, che deve essere inviata al rappresentate dei lavoratori oppure a tutti i dipendenti se questo manca, deve riportare dati veri e non falsi.

Il datore di lavoro deve inoltre

nominare il medico competente

organizzare il servizio di prevenzione incendi, evacuazione e primo soccorso

nominare gli addetti a questi servizi

Ogni inadempienza è pesantemente sanzionata.

Tipo di lavoro svolto

·        Nel tipo di lavoro svolto si deve tenere conto dunque, essenzialmente dei rischi presenti nello svolgimento di una particolare attività produttiva.

Di questo ci occuperemo analizzando più da vicino le attività di comparto.

Ciò che è importante evidenziare è come nel legislatore ci sia la volontà ferma di imporre un criterio di sicurezza che non sia statico, ma dinamico, aperto a nuovi sistemi di controllo del rischio.

Ogni variazione deve essere registrato ed acquisito come patrimonio dell’azienda e dei suoi lavoratori.

  • Il metodo di sorveglianza è quello di seguire lo schema segnato dalla normativa legislativa (D.Lgs 626/ 94 e seguenti) in maniera da rendere evidente non solo la natura dei vari adempimenti ma anche il percorso concettuale che ha ispirato il legislatore nella creazione dell'impianto legislativo.

    Ciò impone al datore di lavoro di procedere seriamente e coscienziosamente verso un continuo aggiornamento professionale non solo sulla tecnica della propria lavorazione aziendale, ma anche sulle leggi che gravitano nella sua azienda.

  • Il tutto servirà all'imprenditore nel momento in cui vorrà adeguarsi in maniera consapevole alla normativa vigente che non chiede solamente l'applicazione rigorosa della legge, ma sancisce anche la necessità di integrare nell'attività produttiva una particolare attenzione rivolta verso la prevenzione che diventa così un punto focale della gestione dell'impresa.

Mettiamoci in regola

Per mettersi in regola si deve nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

La nomina deve essere inviata all’Ispettorato del Lavoro ed al Servizio 1 della propria ASL di competenza.

Chiunque può farlo; non occorre un particolare titolo di studio: basta "essere in possesso di attitudini e capacità adeguate".

L'imprenditore ha tre possibilità:

nominare un dipendente  appositamente delegato;
affidarsi ad un tecnico esterno;
svolgere di persona questo ruolo.

Il datore di lavoro può svolgere sempre la funzione di responsabile del servizio di prevenzione e protezione ad esclusione dei seguenti casi:

1. aziende industriali rientranti nella “Legge Seveso”

2.  aziende industriali con più di 200 dipendenti

3. industrie estrattive con più di 50 dipendenti

4. centrali termoelettriche

5. impianti e laboratori nucleari

6. aziende per la fabbricazione e deposito separato esplosivi, polveri e munizioni

In questi casi il servizio di prevenzione e protezione può essere affidato esclusivamente a lavoratori dipendenti dell’azienda.

In ogni caso il datore di lavoro che svolge personalmente l’incarico deve:

·        deve formare i propri dipendenti

·        deve spiegare agli Enti di controllo in che modo ha effettuato la valutazione dei rischi

Dal 1° gennaio 1997 il corso di formazione è obbligatorio per chi opta dopo questa data di svolgere in proprio le funzioni del servizio di prevenzione e protezione.


Il medico competente

Se necessario, il datore di lavoro provvede alla nomina del medico competente che abbia i particolari requisiti richiesti dalla legge agli articoli 16 e 17 scegliendolo tra i liberi professionisti o tra i dipendenti di una struttura pubblica che non abbiano problemi di incompatibilità o tra quelli di una struttura privata convenzionata.

Il medico competente può essere anche dipendente dell’azienda

Tra i compiti del medico competente:

·        effettuare almenouna volta all’anno un sopralluogo nei reparti,

·        valutare l'idoneità dei dipendenti ad una certa mansione,

·        dare informazione e formazione ai lavoratori,

·        collaborare alla stesura del documento di valutazione dei rischi,

·        partecipare alle riunioni su applicazione di normative ed aggiornamenti del documento stesso,

·        eseguire visite sanitarie di idoneità  preassuntive e visite periodiche per monitoraggio e controllo.

 

Il medico è tenuto al segreto professionale e per nessun motivo può divulgare dati relativi alla salute di un lavoratore.

Può solo esporre i risultati di quanto rilevato in azienda.


Il rappresentante dei lavoratori.

Questa figura è eletta dai dipendenti anche nell'ambito delle rappresentanza sindacali per area o per comparto.

La nomina del rappresentante è una facoltà dei lavoratori e non un obbligo
per il datore di lavoro

1.    Aziende sino a 15 dipendenti: è eletto direttamente dai lavoratori nel proprio interno, oppure può essere un rappresentante di bacino

2. Aziende con più di 15 dipendenti: è eletto o designato dai lavoratori nell’ambito delle Rappresentanze sindacali ovvero dai lavoratori nel loro interno se queste mancano

3.Il numero minimo di rappresentanti eletti non può essere inferiore a 1 rappresentante ogni 200 dipendenti, 3 rappresentanti fra i 201 e i 1000 dipendenti, 6 rappresentanti oltre i 1000 dipendenti.

Il datore di lavoro deve provvedere alla formazione del rappresentante dei lavoratori.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza per svolgere le sue funzioni ha le prerogative di seguito indicate:

·        ha libero accesso nei luoghi ove si svolge l’attività di lavoro
·        ha la facoltà di consultare il documento di valutazione dei rischi e il registro degli infortuni
·        ha l’obbligo di avvisa il responsabile dei servizio di prevenzione e protezione di eventuali rischi individuati
·        partecipa direttamente all’attività di prevenzione
·        promuove, individua ed elabora le misure che ritiene idonee alla prevenzione e protezione dei lavoratori
·        partecipa alla riunione periodica di prevenzione e protezione
·        nelle aziende sino a 15 dipendenti può chiedere la riunione di lavoratori qualora siano mutate le condizioni di rischio
·      riceve le informazioni relative alla valutazione di rischi



Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza può far ricorso alle autorità competenti qualora abbia fondati motivi per ritenere che all’interno dell’azienda non sia garantita la sicurezza e la tutela della salute.
Il rappresentate dei lavoratori è obbligatoriamente consultato per:
valutazione di rischi elaborazione del documento di valutazione
individuazione, programmazione, realizzazione e verifica delle misure di prevenzione e protezione adottate
formazione del lavoratore incaricato del servizio di primo soccorso
designazione addetti al servizio di prevenzione
prevenzione incendi
primo soccorso
evacuazione di lavoratori

Come si vede l’attività è complessa ed il datore di lavoro deve adoperarsi affinché il rappresentante dei lavoratori abbia una adeguata formazione.
Per lo svolgimento delle mansioni previste dalla legge il rappresentante deve avere a disposizione il tempo necessario.
Il tempo a disposizione è retribuito e non può subire pregiudizio alcuno per lo svolgimento della sua attività.
Il rappresentante dei lavoratori gode delle stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacale.
L’elezione del rappresentante dei lavoratori è una facoltà dei lavoratori e non un obbligo del datore di lavoro.

 

Le responsabilità dei lavoratori.

Il datore di lavoro è tenuto ad informare i propri dipendenti su rischi, prevenzione, procedure relative ad eventuali emergenze.
Altro compito importante è quello della formazione ed informazione sia all'atto dell'assunzione ed anche tutte le volte che il lavoratore cambia mansione o quando vengono introdotte nuove macchine o nuove sostanze nel processo produttivo.
Ma da questa impostazione nasce anche il dovere da parte dei lavoratori attenersi alle norme di comportamento e di utilizzo dei macchinari, degli attrezzi e delle sostanze utilizzate
In particolare il decreto legislativo 626 ripropone in maniera più incisiva la necessità che il lavoratore non sia un soggetto passivo della sicurezza bensì un soggetto attivo che si assume le responsabilità del suo operato.
Il concetto però, non è nuovo nella nostra legislazione per già dal 1955 con i provvedimenti Decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955 “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro” Decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 1956 “Norme generali per l’igiene del lavoro” veniva sancito in modo pacifico la responsabilità dei lavoratori all’interno dell’azienda.
Tuttavia gli organi di giustizia nel riconoscere la sostanziale debolezza dei lavoratori ha sempre agito in modo tale da condurre ad una irresponsabilità concreta del lavoratore.
Il decreto legislativo, invece, ribadisce in modo fermo la necessità che il lavoratore sia un soggetto attivo della prevenzione e della sicurezza e la figura del rappresentante dei lavoratori può essere vista in questo senso.

Le sanzioni.

La nuova normativa è molto severa specialmente col datore di lavoro.
Ci sono almeno un centinaio di nuove ipotesi di reato tutte sanzionate pesantemente.
Ce ne sono anche per il responsabile per la sicurezza, per il medico competente ed anche per gli stessi lavoratori che mettono in atto comportamenti pericolosi per gli altri o anche solo per se stessi.
Alcuni cenni in materia penale renderanno comprensibili alcuni termini di uso comune di cui però, spesso non si conosce la portata tecnica.
Il legislatore quando vuole esprimere il suo massimo rigore nei confronti di un comportamento stabilisce che quel comportamento sia innanzitutto un reato e che sia punito attraverso una sanzione penale.
Le sanzioni penali hanno una graduazione a seconda che si tratti di delitti che rappresentano i reati più gravi contravvenzioni che rappresentano i reati meno gravi ERGASTOLO - RECLUSIONE - MULTA ARRESTO - AMMENDA sono le pene per le contravvenzioni. Per meglio comprendere la portata dell’assetto sanzionatorio di seguito si espone una tabella esplicativa TABELLA DELLE SANZIONI A CARICO DEI DIVERSI SOGGETI

 

SOGGETTO

REATI

ILLECITI

AMMINISTRATIVI

DATORE DI LAVORO

12

DATORE E

DIRIGENTI

103

8

PREPOSTI

77

 

PROGETTISTI FABBRICANTI INSTALLATORI

3

 

MEDICO COMPETENTE

12

 

LAVORATORI

7

 

CHIUNQUE

2

Ma è la posizione del datore di lavoro che dal punto di vista sanzionatorio assume carattere quasi di accanimento punitivo.
L'unica scappatoia, si fa per dire, viene offerta dallo stesso regime sanzionatorio.
L'Ente di controllo, accertata la violazione di un obbligo di legge, procede con la stesura del verbale che viene inviato anche alla Procura della Repubblica.
Nel verbale sono contenute le prescrizioni che il titolare dell'azienda deve attuare per rimuovere le violazioni accertate.
Tuttavia il procedimento penale resta sospeso sino a quando dallo stesso Ente non arriva al Pubblico Ministero la comunicazione dell'avvenuto adempimento.
In questo caso il procedimento penale non ha luogo e le violazioni sono estinte attraverso una sanzione amministrativa pari ad un quarto del massimo della pena. In caso contrario si apre il procedimento penale.

Prima dell'inizio del dibattimento, può essere riproposta la richiesta di oblazione.

ATTENZIONE!
L'Ente di controllo ha il dovere di indicare le prescrizioni atte a rimuovere le fonti di rischio accertate.
Qualora il controllore non dia tali prescrizioni, il datore di lavoro ha comunque l'obbligo di provvedere alla loro rimozione nel migliore dei modi, ovvero secondo la migliore tecnologia disponibile e, aggiungiamo, compatibilmente col rischio concreto generato e le sue possibilità economiche.

CHI È L'ENTE DI CONTROLLO?

Principalmente parliamo

· del Servizio 1 dell'Azienda Sanitaria Locale (ASL)
· degli Ispettori dell'Ispettorato del Lavoro.
· DEL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO PER LA PARTE DI LORO COMPETENZA
· del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'artigianato per il settore Minerario

Altri controllori possono entrare nell'azienda si pensi a
1. 1. carabinieri dei NOE (Nuclei operativi ecologici)
2. 2. carabinieri del NAS(Nuclei antisofisticazioni)

L'azienda è obbligata ad aprire le sue porte all'Ente di controllo a patto che chiunque si presenti sia munito del necessario tesserino di riconoscimento. Nessun pregiudizio può derivare al titolare se questi desidera fare un ulteriore controllo presso l'Ente sull'identità della persona che in quel momento è in azienda.
L'Ente che per eccellenza è, e sarà, l'interlocutore dell'azienda è l'ASL attraverso i suoi Ufficiali di Polizia Giudiziaria (UPG).
L'UPG è un funzionario particolare perché, di fatto, è un vero e proprio organo di polizia.
Durante le ispezioni ed i sopralluoghi svolti per qualsiasi motivo, se l'ufficiale di polizia giudiziaria rileva delle violazioni alle normative in materia igienico-sanitarie, dell'ambiente e della sicurezza ha

l'OBBLIGO redigere un verbale che verrà
inviato alla Procura della Repubblica.

Il verbale deve essere consegnato al titolare o a chi è presente in azienda in quel momento.
Il verbale deve essere firmato:
firmare il verbale non significa accettare quanto verbalizzato e quindi non viene pregiudicata la possibilità di ricorso

 
Il procedimento penale resta sospeso
sin quando dall'organo di vigilanza non arriva la notizia che l'azienda ha provveduto a regolarizzare la sua posizione. I tempi e le proroghe al provvedimento sono tabellati dal decreto legislativo 758/94.


A questo punto
il Pubblico Ministero riceve la notizia dell'adempimento delle prescrizioni ed in questo caso procede all'archiviazione del reato.
L'ASL invierà al titolare dell'azienda le istruzioni per effettuare il pagamento dell'oblazione
l'oblazione è ridotta di un quarto della sanzione massima prevista per ogni singola violazione.
Per gli obblighi non ancora entrati in vigore, e sino al 31.12.1997, l'oblazione è di un ottavo della sanzione massima
L'OBLAZIONE PERMETTE DI ESTINGUERE AMMINISTRATIVAMENTE IL REATO SENZA ALCUNA CONSEGUENZA SUI CERTIFICATI PENALI
Il Pubblico Ministero riceve la notizia del non adempimento ed in questo caso il procedimento penale prosegue il suo percorso naturale
Il Pubblico Ministero può emettere, secondo i casi consentiti dalla legge un Decreto Penale di Condanna oppure un Decreto di Citazione a Giudizio
Contro il Decreto Penale di Condanna è ammesso il ricorso in opposizione entro 15 giorni dalla notifica
PER QUANTO RIGUARDA IL DECRETO DI CITAZIONE A GIUDIZIO SI PUÒ RICHIEDERE, SE LA LEGGE LO CONSENTE
1. l'oblazione
2. L'APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA, O PATTEGGIAMENTO
3. IL GIUDIZIO ABBREVIATO
anche in questo caso si deve procedere entro 15 dì dalla notifica




Progettisti, fabbricanti, fornitori e installatori

I rapporti con progettisti, fabbricanti, fornitori ed installatori sono fonte di tensioni anche accese a causa della scarsa chiarezza sui loro obblighi nei confronti dei loro clienti.
Tutti questi soggetti sono direttamente responsabili delle scelte tecniche, progettuali e commerciali operate.
Di seguito è riportata la sintesi degli obblighi:
i progettisti devono rispettare i principi generali di prevenzione sulla sicurezza e di salute secondo i regolamenti e le leggi vigenti
sono vietati la vendita, il noleggio o la concessione in uso di macchine, attrezzature di lavoro e impianti che non siano a norma con le disposizioni vigenti
CHIUNQUE CONCEDE IN LOCAZIONE FINANZIARIA BENI SOGGETTI A CERTIFICAZIONI O OMOLOGAZIONI OBBLIGATORIA È OBBLIGATO A VERIFICARNE LA SUSSISTENZA
gli installatori, montatori di macchine o di altre attrezzature tecniche sono obbligati ad attenersi alle norme di sicurezza ed igiene del lavoro
gli installatori, montatori di macchine o di altre attrezzature tecniche sono obbligati a rispettare le istruzioni forniti dai costruttori dei macchinari e degli altri mezzi tecnici

Per la violazione di questi obblighi di legge le sanzioni previste sono da un
1. 1. minimo di 1 mese di arresto sino ad massimo di 6 mesi,
2. 2. o l'ammenda da un minimo di 600.000 sino ad un massimo di 60 milioni.
A seconda dei soggetti che hanno commesso la violazione.


Alcuni rischi



Rumore


Il suono si propaga attraverso l' aria sotto forma di onde molto simili a quelle che si formano in uno specchio d' cqua quando si butta un sasso.
Il rumore può essere definito genericamente come un suono percepibile sgradevole o indesiderato.
Il rumore può provocare un danno all'udito ed in questo caso esistono criteri ed obbiettivi per la sua valutazione (D. Lgs 277/91).
La sensazione sonora è provocata da una serie di variazioni di pressione atmosferica che si verificano con velocità sufficiente perché possano essere registrate dall'orecchio.
Una caratteristica di tutte le onde, comprese quelle sonore, è la loro frequenza.
Il numero di variazioni di pressione in un secondo è detto frequenza del rumore e si misura in Hertz (Hz), che corrisponde al numero di cicli al secondo.
L'orecchio umano è sensibile a frequenze comprese tra 20 e 20.000 Hz aventi lunghezza d'onda pari a 17 m e 1,7 cm.


Per evitare il ricorso a numeri utilizzabili con difficoltà il rumore viene misurato in decibel (dB).
DB = 20 LOG10 P/P0

dove:
P è il valore efficace RMS della pressione sonora (in Pascal; Pa)
P0 è il valore di riferimento prefissato a 20 mPa
Lo strumento elettronico utilizzato per la misura del livello RMS (radice quadrata dei valori quadratici medi della pressione sonora) è detto comunemente fonometro.
Poiché l'organo umano non è sensibile allo stesso modo alle diverse frequenze che compongono un normale segnale sonoro, una semplice rilevazione fonometrica fornisce la misura di un fenomeno fisico (dBlin) che tuttavia è scarsamente attinente alle sensazioni ed agli effetti sonori che quel fenomeno fisico induce sull'orecchio.
Sono stati messi a punto diversi sistemi di pesatura che attenuano o amplificano i segnali delle diverse frequenze (curve A; B; C; D), il solo di questi che fornisce risultati in accordo con le indagini soggettive è la curva A oggi largamente usata.

Effetti del rumore

L’orecchio capta le onde sonore ed attraverso i suoi delicati meccanismi le trasforma in impulsi nervosi che vengono inviati tramite il nervo uditivo al cervello.

Negli ambienti di lavoro l’orecchio umano è sottoposto ad insulti maggiori di quelli che può neutralizzare.

Se il rumore è molto forte ed improvviso l’impatto tra il rumore e il timpano può essere così violento che la membrana del timpano stesso si può rompere e può portare ad una perdita che va da 5 dB a 20 dB o più in caso di fori molto grossi.

Si è visto che se il rumore non è così forte da rompere il timpano ma è continuo e più forte della soglia degli 80 dB, può provocare danni alle strutture nervose dell’orecchio interno e la capacità uditiva diminuisce.

Questa riduzione viene chiamata:

Abbassamento Temporaneo di Soglia (ATS)
o
Spostamento Temporaneo di Soglia (STS),

perché il livello di soglia al quale il rumore può essere udito è aumentato.

avere perciò un ATS di 25 dB
vuol dire che un suono per essere udito deve essere
di 25 dB più forte di quello che si percepiva prima di avere un ATS.

Attenzione! Questi disturbi si manifestano con esposizioni a sorgenti sonore che generano 80 dB, livello di rumorosità di solito più basso o molto vicino a quello che si può riscontrare nei normali ambienti di lavoro.
La ragione per cui una perdita di udito dovuta ad esposizione a rumore è chiamata
ATS
deriva dal fatto che se si lascia il tempo all'orecchio di riposare, quest'ultimo ha una capacità naturale di recupero. Il tempo di recupero dipende da quanto è grande la perdita iniziale.
Un lavoratore esposto costantemente a un rumore che gli provoca un ATS; può aspettarsi che questa perdita da temporanea si trasformi in permanente dopo una decina d'anni.
La perdita permanente non è costante ma dipende da individuo a individuo e viene chiamata
Abbassamento Permanente di Soglia (APS).


Una cosa importante è differenziare il suono intermittente da quello forte e improvviso, perché se il suono intermittente fa cambiare lentamente il livello di pressione sonora nell' orecchio, il rumore impulsivo provoca un rapido cambiamento di intensità. Si valuta intorno ai 120 dB la soglia del dolore esposto al quale il rumore diventa insopportabile e si accusano perdite di udito e altri disturbi

Misurazione del rumore

L'intensità del rumore si misura in decibel (dB) o meglio in
decibel A [dB(A)].


Nella tabella sono rappresentati i livelli [in dB(A)] di suoni prodotti da diverse fonti:

  LIVELLO DEL SUONO dB(A)
FONTE DEL SUONO
 

140

Motore jet

fascia dannosa

130

Rivettatrice

 
120 Soglia del dolore

Velivolo a elica

 

110

Perforatrice

fascia critica

100

Laminatoio

 

90

Veicolo pesante

 

80

Traffico intenso

 

70

Autovettura

fascia di sicurezza

50

Musica a basso volume

 

20

Ambiente tranquillo

 

0

Soglia di udibilità

Per valutare l 'esposizione a rumore si devono misurare i livelli sonori presenti nell'ambiente di lavoro.
Misurati i livelli presenti nell'ambiente di lavoro (fonometria) è possibile calcolare il livello di esposizione giornaliero al rumore per ogni individuo.

E' accertato che esiste una stretta relazione tra energia di rumore assorbita e danno uditivo e pertanto legame diretto tra livello di pressione sonora e tempo di esposizione.

Qualche calcolo sul rumore

Il meccanismo di verifica del rischio di danno uditivo si basa sul principio
dell’energia equivalente.

L’esposizione quotidiana di un lavoratore al rumore (LEP,d) è l’esposizione quotidiana personale di un lavoratore al rumore espressa in dB(A) misurata, calcolata e riferita alle 8 ore giornaliere. Essa si esprime con la formula:

LEP,d = LAeq,Te + 10 log Te/T0

dove:

LAeq,Te = 10 log10 {1/Te ò [PA(t)/P0]² dt }

Te = durata quotidiana dell'esposizione personale di un lavoratore al rumore ivi compresa la quota giornaliera di lavoro straordinario
T0 = 8h = 28.800 s
P0 = 20 mPa
PA = pressione acustica istantanea ponderata A in Pascal


Attività che comportano un LEP,d> 80 dB(A)
Il datore di lavoro provvede che i lavoratori ovvero i loro rappresentanti vengano informati sui rischi, sulle misure adottate, sui mezzi individuali di protezione, sul significato del ruolo del controllo sanitario e su quelli della valutazione del rumore
Attività che comportano un LEP,d > 85 dB(A)
Il datore di lavoro provvede che i lavoratori ricevano altresì un'adeguata formazione sull'uso dei mezzi di protezione individuale
I lavoratori sono sottoposti a controllo sanitario (estendibile anche a lavoratori della fascia 80 - 85 dB(A) se ne fanno espressa richiesta e il medico ne confermi l'opportunità)
Attività che comportano un LEP,d > 90 dB(A)
I lavoratori devono usare i mezzi individuali di protezione dell' udito
I luoghi di lavoro vanno perimetrati e soggetti ad una limitazione di accesso, in essi è apposta appropriata segnaletica

Il datore di lavoro provvede che i lavoratori ricevano altresì un’adeguata formazione sull’uso dei mezzi di protezione individuale

I lavoratori sono sottoposti a controllo sanitario (estendibile anche a lavoratori della fascia 80 - 85 dB(A) se ne fanno espressa richiesta e il medico ne confermi l’opportunità)

Attività che comportano  un LEP,d > 90 dB(A)

I lavoratori devono usare i mezzi individuali di protezione dell’ udito

I luoghi di lavoro vanno perimetrati e soggetti ad una limitazione di accesso, in essi è apposta appropriata segnaletica

Il datore di lavoro
comunica all'organo di vigilanza
entro 30 gg dal rilevamento del superamento
le misure tecniche ed organizzative applicate,
informando i lavoratori ovvero i loro rappresentanti

I principali mezzi di protezione per l’ udito sono
Ø     i tappi e le cuffie antirumore.

Gli inserti possono essere monouso,
Ø     sagomabili
Ø     preformati


Radiazioni

.

Si dice radiazione l'insieme di quanti di energia e impulsi emessi da un sistema fisico e che possono essere parzialmente o totalmente assorbiti, riflessi o diffusi da parte di un altro sistema fisico.

Oltre alla luce visibile vi sono altre forme di radiazioni che l'occhio umano non può percepire.
I raggi infrarossi (che noi percepiamo come calore dal sole) sono radiazioni di lunghezza d'onda compresa fra 1 micron e 1 mm.
La luce visibile che non è altro che la radiazione elettromagnetica con lunghezza d'onda compresa fra 1 micron e 1000 Angstrom.
I raggi ultravioletti (UV) hanno frequenza maggiore della radiazione luminosa e lunghezza d'onda fra i 1000 e i 100 Angstrom.
Infine con lunghezze d'onda ancora inferiori esistono i raggi X, i raggi g ed i raggi cosmici.

Nella schiera delle onde elettromagnetiche ci sono

1.       radiazioni con basse frequenze e lunghezze d’onda comprese tra 1 mm e 10.000 km quali le microonde,

2.      le onde corte medie e lunghe, dette radioonde sfruttate per le trasmissioni radio-tv e la telefonia.

Ordinandole secondo la lunghezza d’onda  e la frequenza formiamo lo SPETTRO ELETTROMAGNETICO

All'aumentare della frequenza
diminuisce la lunghezza d'onda
e le radiazioni hanno maggiore capacità
di penetrazione nella materia.

Le radiazioni possono essere ionizzanti o non ionizzanti e sono diversi gli effetti sugli organismi viventi.

Sono RADIAZIONI IONIZZANTI i:

- Raggi X,
- Raggi a,
- Raggi g,
- neutroni

esse interagiscono con gli atomi riuscendo a sopraffare l’energia di legame di un elettrone strappandolo all’atomo e trasformando quest’ultimo in ione positivo.

Sono RADIAZIONI NON IONIZZANTI le
Onde elettromagnetiche a diverse frequenze e lunghezze d’onda

che trasferiscono energia alla materia in quantità non sufficiente a produrre ionizzazione.

Microclima

Si definisce microclima, l’insieme dei parametri fisici ambientali capaci di interferire con l’ equilibrio termico dell’ organismo e comprendono:

TEMPERATURA DELL’ ARIA: misurabile con termometro
UMIDITA’ DELL’ ARIA si misura con lo psicrometro
VENTILAZIONE la rapidità dell’aria si misura con anemometro
IRRAGGIAMENTO DA SORGENTI CIRCOSTANTI

Si parla di benessere o conforto termico quando esiste una situazione che non dà sensazioni di caldo o di freddo e che permette di mantenere l’equilibrio termico nell’organismo senza sudorazione.

TABELLA 1: - Temperature confortevoli per alcuni tipi di lavoro

UMIDITA’ RELATIVA

30% - 60%

VELOCITA’ DELL’ ARIA

0 - 2 m/s

LAVORO

TEMPERATURA

Personale impiegatizio

18° - 22°

Lavoro industriale (leggero)

15° - 20°

Lavoro industriale (pesante)

12° - 18°

L’American Conference of Governmental Industrial Hygienists (ACGIH) nel 1984 ha proposto dei valori limite che sono ancora oggi l’ unico riferimento sanitario riferiti al microclima.

TABELLA 2: Limiti max. accettabili (valori in °C WBGT)

LAVORO RIPOSO   CARICO LAVORO
   

Leggero

Medio

Pesante

Continuo

---

30°

26,7°

25°

75%

25%

30,6°

28°

25,9°

50%

50%

31,4°

29,4°

27,9°

25%

75%

32,2°

31,1°

30°

Prevenzione dei danni da calore


La prevenzione dei danni da calore si attua principalmente con una messa a punto di sistemi tecnici in grado di eliminare o limitare la propagazione del calore dalla sua sorgente originaria.

E’ di aiuto:

migliorare la ventilazione e diminuire l’umidità: la ventilazione non deve superare valori di 3 m/s e l’umidità deve restare tra il 40% e il 70%

evitare correnti d’aria in generale l’ideale è un condizionamento dell’aria di tutto l’ambiente di lavoro.

Misure generali di carattere preventivo sono anche

- un’adeguata preparazione tecnica
- periodi di acclimatazione
- adeguate pause e periodi di riposo.

Le pause dovranno essere svolte in stanze fresche con a disposizione bevande fresche e sali.

... TROPPO CALDO!

Quando un organismo è sottoposto ad un eccessivo carico termico, laddove i valori della temperatura effettiva sono superiori a quelli tollerabili, le patologie che compaiono sono a carico
dell' equilibrio idrico del corpo,
dell' apparato cardiocircolatorio
del sistema nervoso centrale.

Spesso i danni si registrano in quegli ambienti lavorativi in cui il microclima inadeguato si associa alla gravosità dell' impegno quali:

industria metallurgica (operazioni di fusione e colata),
industria mineraria,
tessile,
agricola
edilizie in clima estivo.

I danni da calore si possono dividere:

CRAMPI DA CALORE: sono manifestazioni tipiche legate alla sudorazione eccessiva e legata alla perdita di sali eccessiva. Sono di fatto delle contrazioni dolorose di gruppi muscolare e possono colpire gli arti inferiori e superiori o lo stomaco. Per contrastare o prevenire i crampi basta bere acqua e salo o bevande a contenuto salino bilanciato.
COLPO DI CALORE: è dovuto ad un cedimento improvviso dei meccanismi termo-regolatori ed in particolare della sudorazione. La pelle risulta calda e asciutta per il blocco della sudorazione e si manifesta con altissima temperatura corporea. Questa è la forma più pericolosa perchè può dare lesioni al cervello. Bisogna intervenire abbassando artificialmente la temperatura del corpo prima che si manifestino danni alle strutture nervose immergendo il lavoratore in un bagno freddo di acqua e ghiaccio.
COLLASSO DA CALORE: compare in soggetti non acclimatati per insufficienza cardiaca e si manifesta con mal di testa, nause e spossatezza. Non aumenta la temperatura corporea, la pelle risulta fredda al tatto ed umida. Bisogna intervenire con vasocostrittori e mantenendo il lavoratore in ambiente fresco.
CATARATTA DA ENERGIA RADIANTE: è una forma di danno da calore frequente in fonderia, causata da esposizione continua alle sorgenti industriali di calore, come forni di fusione metalli e del vetro per lunghi periodi di attività. E' una lesione alla parte trasparente dell' occhio, il cristallino, che a causa del danno perde la sua trasparenza. La lesione è dovuta all' azione dei raggi infrarossi emessi dai materiali fusi attraverso la pupilla, sono assorbiti dal cristallino, lo riscaldano e ne alterano la trasparenza. Si risolve solo chirurgicamente evitando poi nuove esposizioni.

... TROPPO FREDDO!

OCCASIONI DI LAVORO IN CONDIZIONI DI BASSA TEMPERATURA SONO MENO FREQUENTI, SI RITROVANO AD ESEMPIO NEI REPARTI DOVE SI EFFETTUA

la distillazione di aria liquida,
in alcune lavorazioni nell'industria frigorifera per la produzione del ghiaccio
nei caseifici
nelle attività in genere di conservazione di derrate alimentari congelate o surgelate.

Gli effetti delle basse temperature sono
vasocostrizione,
vasoparalisi
e contrazioni muscolari

che possono portare a sopore e poi al coma.

Gli effetti localizzati dei fenomeni di congelamento di primo, secondo e terzo grado e vengono favorite malattie reumatiche e infezioni dell'apparato respiratorio.
A scopo preventivo per le lavorazioni all'aperto sarà necessario
installare fonti mobili di calore
ridurre dei tempi di permanenza
fornire: un abbigliamento adeguato e
una alimentazione ricca di grassi e carboidrati.

LA SICUREZZA

Il verificarsi di un infortunio deriva invariabilmente da una sequenza completa di fattori, l'ultimo dei quali è l'infortunio stesso.
L'incidente che provoca l'infortunio è a sua volta causato o permesso direttamente dall'atto pericoloso di una
1. persona
2. e/o da un rischio meccanico o fisico.

Analizziamo questi cinque fattori:

Ambiente familiare
Fattori personali
Atti o condizioni pericolose
Incidenti
Infortuni

e facciamo finta di giocare a domino!

Se li mettiamo in fila tenendo l’ordine in cui li abbiamo scritti, possiamo constatare che se il primo pezzo si rovescia, irrimediabilmente trascinerà nella caduta anche tutti gli altri pezzi.Questo è vero se tutti i pezzi sono presenti e messi in sequenza, se uno di questi pezzi viene rimosso, la caduta si arresterà in corrispondenza del posto lasciato vuoto.

Semplificando la teoria potremo affermare che per "per prevenire gli infortuni,
occorre eliminare le condizioni o gli atti pericolosi
che li generano".


Questa teoria viene oggi applicata a due settori fondamentali: Analisi degli incidenti

Analisi degli incidenti
Ispezioni

Nell'analisi degli incidenti occorre che sia
identificato e rimosso un atto e/o una condizione pericolosa.
Nell'ispezione si cerca l'atto o la condizione pericolosa per poterli poi eliminare.

Occorre notare comunque che anche se procediamo in questo modo, quando indichiamo una condizione o un atto che “causarono” un incidente, di sicuro tralasciamo altre concause che contribuirono a causare l’ incidente stesso.

Per fare un esempio che spieghi le due teorie, possiamo analizzare questa situazione che è stata causa di incidente:un uomo cade da un soppalco privo di parapetto e subisce un infortunio.
Analizziamo l’ incidente utilizzando l’analisi degli incidenti

Atto pericoloso: salire su soppalco privo di parapetto
Condizione pericolosa: esistenza di soppalco privo di parapetto
Correzione: mettere adeguato parapetto in conformità a quanto prescritto dal DPR 547/55

Se analizziamo lo stesso incidente utilizzando la teoria dell’ispezione

Perché non è stato rilevato che il parapetto mancava ?
Perché il capo ha consentito l' accesso al soppalco ?
L' infortunato sapeva che non avrebbe dovuto salirci ?
Aveva avuto un adeguato addestramento ?
Gli era stato ricordato ?
Il lavoro era stato esaminato e autorizzato dal responsabile o dal titolare ?
Le risposte a queste e ad altre domande potrebbero a provvedimenti di questo tipo:
Miglioramento della procedura di controllo
Addestramento più adeguato
Migliore definizione delle responsabilità
Programmazione del lavoro da parte dei capi


A questo punto possiamo sicuramente dire che analizzare solo atti o condizioni pericolose non ci condurrà molto lontano sulla strada della prevenzione e della sicurezza, e approfondiamo solo un atto o una condizione, restiamo al livello del sintomatico.

Questi atti possono essere
la "causa prossima",
ma non sono mai
la "causa di fondo".


Per realizzare miglioramenti permanenti dobbiamo considerare le cause di fondo degli incidenti.
Le cause di fondo degli incidenti sono molto spesso collegate a disfunzioni operative, in effetti il modo migliore di gestire la sicurezza è quello di paragonarla alla gestione dei costi, della qualità o della produzione, visto che in ogni caso una miglior prevenzione porta sicuramente ad una miglior sicurezza, e ad un miglioramento dell' azienda in termini di qualità, produzione con notevole riduzione dei costi.
In effetti la dirigenza gestisce

in maniera attiva tutto ciò che riguarda la produzione,
e subisce in maniera passiva tutto quanto riguarda la sicurezza.


Quando si parla di sicurezza, spesso la direzione non è attenta e subisce passivamente la situazione senza sfruttare adeguatamente gli strumenti di comunicazione.

In questi casi la direzione non si preoccupa di informare e motivare il personale, ma si affida a:
-
cartelli,
- lettere
- altri mezzi freddi e distaccati,

lasciando al personale stesso la facoltà di rispettare o meno le indicazioni fornite, senza operare di fatto una sensibilizzazione o un controllo.

La movimentazione dei carichi


Riferimenti legislativi

Precedentemente al D.Lgs 626/94 il limite ponderale generico di pericolosità era fissato:
A KGR. 20 PER LE DONNE ADULTE (LEGGE 635 DEL 1934),
A KGR. 20 PER I MASCHI DI ETÀ FRA I 15 ED I 18 ANNI (L. 977 DEL 1967)
A KGR. 15 PER LE FEMMINE DI ETÀ FRA I 15 ED I 18 ANNI (L. 977 DEL 1967).


Obblighi del datore di lavoro

Premesso che quanto sopra specificato è da ritenersi tuttora vigente, l'Art. 47 del D.Lgs 626/94 attribuisce alla movimentazione manuale dei carichi la rischiosità di contrarre lesioni della colonna vertebrale durante il lavoro.
In particolare il riferimento si rapporta ad alterazioni delle strutture osteomiotendinee e nerveovascolari a livello dorso lombare.
Una certa perplessità a questo proposito deriva dalla lettura del punto b) del Comma 4 dell'Art. 48 che obbliga il datore di lavoro a misure correttive.
Infatti il datore di lavoro


" b) adotta le misure atte ad evitare o ridurre tra l'altro i rischi di lesioni dorso lombare, tenendo conto in particolare dei fattori individuali di rischio, delle caratteristiche dell'ambiente di lavoro e delle esigenze che l'attività comporta, in base all'allegato VI.

"Anche nell'allegato. VII la frase: "tra l'altro dorso lombare" viene ripetuta più volte.
Questa dizione sembra voglia includere lesioni di altro segmento della colonna vertebrale o magari anche affezioni localizzate in altri organi ed apparati come ad esempio il circolo ematico refluo (varici),
l'apparato muscolare di contenzione addominale (ernia da sforzo)

Ci sarebbe quindi da pensare che le prescrizioni debbano essere adeguate anche alla prevenzione di affezioni extra rachidee specie se diventassero oggetto di contenzioso
quando

lesioni non scheletriche
dovessero essere attribuite
ad una scorretta movimentazione di carichi pesanti.


In conclusione: dalla lettura degli artt. 47 e 48 si evince con sufficiente chiarezza che il legislatore ha considerato a rischio tutte le operazioni manuali di carichi ed è altrettanto chiaro che il datore di lavoro debba adottare tutte le misure tecniche ed organizzative affinché sia evitata la movimentazione manuale dei carichi.

Il rischio

Il rischio della movimentazione manuale dei carichi deriva dalle seguenti voci dell'Allegato VI.
Il carico è troppo pesante (Kgr.30).
Premesso che i limiti ponderali di carico da movimentare a mano per le donne e per i giovani tra i 15 ed i 18 anni sono stati già fissati dalle precedenti disposizioni tuttora vigenti, in questa sede viene stabilito che un carico di 30 Kgr. o superiore non può essere movimentato a mano.
Devono perciò essere attuati (Art. 48 Comma 1) mezzi meccanici ed organizzativi adeguati alla prevenzione del rischio.

Ma, anche indipendentemente dal peso, un carico da movimentare a mano può considerarsi rischioso anche quando:

è ingombrante o difficile da afferrare,

è in equilibrio instabile ed il suo contenuto rischia di spostarsi,

è collocato in una posizione tale per cui deve essere tenuto o maneggiato ad una certa distanza dal tronco o con una torsione o inclinazione del tronco,

può, a motivo della struttura esterna e/o della consistenza, comportare lesioni per il lavoratore, in particolare in caso di urto.

A questo punto fu ritenuto opportuno apportare fattori di correzione delle caratteristiche  morfologiche ed operative del carico al fine di raggiungere con questo mezzo un

"peso raccomandato"
secondo una formula (Niosh 1993) per la quale
il peso del carico
viene corretto
moltiplicandolo per alcuni fattori.

I fattori sono:

FA: ALTEZZA DA TERRA DELLE MANI IN PRESA ALL'INIZIO DEL SOLLEVAMENTO DEL CARICO;
FD: dislocazione verticale del peso tra inizio e fine del sollevamento;
FO: distanza orizzontale del carico tra il carico ed il corpo all'altezza dell'ombelico durante il sollevamento;
FF: frequenza degli atti di sollevamento in un minuto;
FAs: fattore di asimmetria intesa come spostamento angolare del carico tra l'inizio e la fine dell'operazione;
FP: fattore presa per la validità della presa manuale del carico.

Ogni allontanamento di uno dei suddetti fattori descritti attribuisce ad ognuno di essi un valore inferiore all'unità e predeterminato secondo una scala.
Moltiplicando il peso del carico per ognuno di questi indici, il peso raccomandato diventerà mano a mano inferiore a quello iniziale più sopra indicato come limite ponderale generico di pericolosità per sesso ed età.
E' chiaro infatti che il prodotto di un numero intero per un valore inferiore all'unità fa abbassare il valore del peso raccomandato.

Esempio
Dislocazione angolare in gradi (FAs)

dislocazione angolare
in gradi
fattore
di correzione
moltiplicato a 30 Kgr =
a peso raccomandato
1
30
30°
0,90
27
60°
0,80
24
90°
0,71
21,3
120°
0,62
18,6
150°
0,52
15,6
180°
0,42
12,6


Si procede alla stessa maniera per tutti i fattori quantitativi secondo la formula:
Kgr. x FA x FD x FO x FF x FAs x FP
= peso raccomandato nel caso in esame.


Per il fattore qualitativo
"presa del carico"
si attribuisce un fattore di correzione a secondo della sua efficienza:

GIUDIZIO
BUONO
SCADENTE
FATTORE
1.00
0,90


Per gli altri fattori di rischio qualitativi non contemplati nella documentazione NIOSH, ma citati nell'allegato VI si rende preferibile la loro eliminazione ed in caso di insopprimibilità si potrebbe attribuire ad ognuno di essi un fattore 0,90 di correzione

Essi sono:

1. 1. carico ingombrante o difficile da afferrare;
2. 2. carico in equilibrio instabile o contenuto che rischia di spostarsi;
3. 3. struttura del carico esterna e/o consistenza che possono comportare lesioni per il lavoratore;
4. 4. forma che può comportare un movimento brusco del carico;
5. 5. corpo in posizione instabile;
6. 6. spazio libero insufficiente per lo svolgimento dell'attività;
7. 7. pavimento ineguale, rischio di scivolamento o di inciampo;;
8. 8. pavimento e/o piano di lavoro con dislivelli;
9. 9. pavimento o punti di appoggio instabili;
10. 10. temperatura, umidità, ventilazione ambientale inadeguate;
11. 11. periodi di riposo o di recupero insufficienti;
12. 12. ritmo imposto da un processo che non può essere modulato dal lavoratore.

Per le operazioni di "spingere" o "tirare" un carrello, la valutazione del rischio deve essere fatta con un dinamometro i cui dati ottenuti potranno essere introdotti in altre tavole di valutazione (Snook e Ciriello).
Per tutto quanto si riferisce al Comma 4 dell'Art. 48 in relazione agli obblighi del datore di lavoro di evitare o ridurre tra l'altro i rischi di lesioni dorso lombari,

la non chiara identificazione
né dei fattori di rischio
e nemmeno del tipo e localizzazione patologiche degli organi ed apparati organici che si vorrebbero cautelare,
consigliano di far riferimento proprio al punto c) dello stesso comma che
sottopone alla sorveglianza sanitaria di cui all'Art. 16 e quindi del
Medico Competente
il compito di individuare e di richiedere i correttivi necessari


Informazione e formazione (Art. 49)

Il lavoratore deve conoscere tutte le prescrizioni dettate dalla Legge e  che lo metteranno in condizione di affrontare il suo compito senza riceverne danno.

Il Lavoratore dovrà quindi conoscere tutti gli elementi su cui è basata la rischiosità cui va incontro ed a cui ci  siamo succintamente richiamati più sopra a proposito dei fattori quantitativi e qualitativi di rischio.

La valutazione dell'idoneità al servizio sarà stabilita dal Medico Competente con l'ausilio di specialisti in Ortopedia e con l'ausilio di altri mezzi diagnostici che riterrà opportuno caso per caso sia in sede di visita preassuntiva che in occasione delle verifiche periodiche.

Dopo la valutazione dell'idoneità alla mansione la sorveglianza sanitaria periodica sarà guidata dalla valutazione el rischio.
La valutazione clinica del singolo soggetto dovrà essere mirata sia alla funzionalità del rachide e sia alle condizioni cliniche generali:

apparato cardiovascolare, respiratorio e stato della parete muscolare dell'addome.

La valutazione clinica si concluderà con una classificazione di
1. 1. idoneità con periodicità triennale di controllo,
2. 2. idoneità con limitazioni di orario lavorativo o di interventi particolarmente faticosi
3. 3. e/o con prescrizioni di controlli sanitari più frequenti sia per gli idonei con limitazioni e sia per i maggiori di anni 45.


Contratto d’opera e di appalto

Il datore di lavoro
non può affidare in appalto
a chiunque,
così come non può prendere in appalto qualsiasi lavoro
senza fornire idonee garanzie.

Il datore di lavoro che appalta qualsiasi attività all'interno della sua azienda deve:
VERIFICARE SE L'IMPRESA, O IL LAVORATORE AUTONOMO CHIAMATA SIA IDONEA SIA DAL PUNTO DI VISTA TECNICO E SIA DAL PUNTO DI VISTA PROFESSIONALE
INFORMARE L'APPALTATORE O IL LAVORATORE AUTONOMO DEI RISCHI SPECIFICI DELLA SUA AZIENDA E DELLE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE ESISTENTI
collaborare con l'appaltatore o con il lavoratore autonomo affinché siano attuate le misure di prevenzione e protezione

DA PARTE SUA L'APPALTANTE DEVE
COOPERARE PER L'ATTUAZIONE DELLE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE DAI RISCHI SPECIFICI DELL'ATTIVITÀ OGGETTO DI APPALTO

In questa fase si inserisce anche il "piano di sicurezza"
e cioè quel documento obbligatorio che deve essere redatto sulla base della propria valutazione dei rischi e che deve essere in rapporto alla situazione di rischio concreta di lavoro che andrà ad essere svolto.
Il documento deve essere sempre redatto da tutti i soggetti che a qualsiasi titolo, escluso il rapporto di lavoro subordinato, presta la propria attività per altri ed è lo strumento concreto attraverso il quale l'Ente di controllo è in grado di verificare "se" ed in che "modo" la sicurezza è stata affrontata dai soggetti coinvolti.

NEI CONTRATTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE LA MANCANZA DI DETTO DOCUMENTO RENDE NULLO IL CONTRATTO STESSO.

Nei contratti con la Pubblica Amministrazione la mancanza di detto documento rende nullo il contratto stesso.

REGOLE GENERALI PER TUTTE LE AZIENDE

Esistono delle regole generali che rapidamente vengono passate in rassegna anche se in molti casi sono considerazioni ovvie. Una particolare attenzione deve essere prestata alla nuova legge sulla segnaletica la cui violazione comporta pesanti sanzioni.

Gli ambienti lavoro debbono essere:

adeguatamente aerati
avere una buona illuminazione
debbono avere temperature adeguate
debbono essere tenuti puliti

  La segnaletica deve essere visibile , adeguata all’azienda,
conforme alle disposizioni di legge e fornire indicazioni chiare a tutti i soggetti presenti in azienda anche se in modo occasionale.
Sul posto di lavoro non si deve fumare, bere e in generale consumare i pasti e per queste attività è consigliabile istituire delle zone per la pausa.

Spesso sui luoghi di lavoro esiste già una rumorosità di fondo piuttosto alta per cui è inopportuno che a questa si aggiunga musica magari ad alto volume.
Si presti attenzione ai lavoratori che invece dei dispositivi di protezione auricolare, indossano cuffie per ascoltare la musica/radio.

L’abbigliamento deve rispettare i requisiti di sicurezza e non debbono essere di intralcio durante il lavoro. Se necessario raccogliere anche i capelli.

 L’orario di lavoro deve essere chiaramente indicato e deve essere esposto in un luogo accessibile e visibile ai dipendenti ed agli organi di controllo.

Gli infortuni, anche di un solo giorno, debbono essere registrati.

IL PRIMO SOCCORSO

La media degli infortuni sul lavoro in Italia si aggira su 1 milione/anno di cui 1500 circa sono mortali.


Il concetto di rischio sanitario esistente in tutte le attività produttive parte da oggettive considerazioni abbastanza note.
I soccorsi prestati tempestivamente ed adeguatamente subito dopo gli infortuni sono in grado di influire positivamente sia sulla mortalità che sui residuati invalidanti.
Le malattie professionali riconosciute dall'INAIL sono circa 50.000.
Col passare del tempo il confine tra le malattie professionali vere e proprie e malattie dovute a patologia cosiddetta ordinaria diventa sempre più labile e le leggi vigenti pur così minuziose e dettagliate su tanti argomenti ovvi, non ci dicono molto al riguardo.
Si veda per esempio la legge 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale che entro un anno dalla sua promulgazione doveva essere seguita da un nuovo testo di Igiene e sicurezza sul lavoro. In mancanza del quale abbiamo adesso la graduale applicazione in Italia delle Direttive CEE in attuazione delle quali è stato emanato il D.L. 626/94.
D'altra parte l'ambiente di lavoro è costituito da un insieme di unità dinamiche che col loro variare costringono il legislatore ad un continuo adattamento di tutti i mezzi attualmente disponibili per assicurare la maggior tutela dei lavoratori uniformemente per tutto il territorio della Comunità Europea equilibrato con un compatibile livello di produttività.
Prima che le variazioni attorno a questo tipo di equilibrio raggiungano una soglia oltre la quale è compromessa la salute delle persone addette o la stessa sopravvivenza delle attività produttive, si rendono necessari aggiornamenti di compensazione e di protezione ai sensi delle norme prescritte dalle leggi vigenti oltre alle non scritte leggi universali del buon senso e dell'esperienza.

E' necessario perciò un'esatta percezione del rischio che renda equilibrati e ben proporzionati gli interventi mirati a neutralizzarne la nocività.

Si sa che i fattori della rischiosità discendono da vari fattori di cui i più rilevanti sono quelli di origine tecnologica (strumenti e macchine), quelli accidentali e quelli dovuti a fattori umani.

Coerentemente con questa impostazione gli interventi correttivi saranno orientati a minimizzarne o a neutralizzarne la presenza sia per quelli comuni a tutte le attività lavorative e sia per quelli specifici di lavorazioni legate alla presenza di sostanze particolarmente nocive.


PRIMO SOCCORSO IN CASO DI INCIDENTE

E’ il primo aiuto che  viene prestato  alla persona vittima di un incidente o di un malore nell’attesa che intervenga una cura qualificata.

Nella quasi totalità dei casi le persone che per prima intervengono in caso di incidente
non sono preparate alla bisogna, ma il loro ruolo dovrebbe essere ben codificato perché tante volte possono salvare una vita ma qualche volta possono causare danni irreparabili


Infatti dal primo soccorritore non si pretende che sia in grado di portare un soccorso medico ad ogni costo, ma almeno di evitare che il primo soccorso aggravi le condizioni dell'infortunato.

Pertanto, nei casi specifici richiamati dal DL 626/94 sarebbe bene che la preparazione in questo settore non riguardasse solo il "responsabile del pronto soccorso" , ma comprendesse tutti i lavoratori o anche tutti i semplici cittadini che, potenzialmente, ed anche loro malgrado, potrebbero essere investiti del ruolo di "primi soccorritori."

Principi di carattere generale

In caso di infortunio o malore improvviso l'attenzione del primo soccorritore deve essere diretta verso l'esame dei parametri vitali:
1. lo stato della coscienza,
2. il respiro
3. le condizioni dell'apparato cardiocircolatorio.



Sempre bisognerà tentare di valutare se ci si trova di fronte ad un caso grave o ad un caso che sia anche urgente e perciò bisognevole di soccorso immediato.
Tutti dovrebbero aver visto almeno una volta come si esegue un massaggio cardiaco ed una respirazione artificiale.
L'elenco delle cose che non andrebbero mai fatte è più lungo di quello delle cose che si consiglia di fare.

Tra le cose da non farsi una delle più importanti è quella di
evitare di muovere un infortunato quando c'è il sospetto di una lesione della colonna vertebrale.
E' importante assicurarsi che il soggetto possa
RESPIRARE LIBERAMENTE E SENZA COSTRIZIONI.
Se è proprio necessario muovere l'infortunato è bene farlo
mantenendolo in posizione di sicurezza



Condizioni particolari di emergenza.

Lo shock
Si indica con questo termine uno stato di sofferenza cellulare ad evoluzione non reversibile per insufficiente perfusione ematica  di organi vitali o per l’insufficiente capacità degli stessi ad utilizzare l’ossigeno.

Il coma
Si intende per coma una inibizione della coscienza modica o elevata con funzioni neuro vegetative (respirazione, circolazione, nutrizione) più o meno conservate.

Infarto del miocardio
Area di necrosi del tessuto miocardico dovuta ad una ischemia locale per l’ostacolo in quella zona dovuto ad un trombo o ad un embolo.

Gli avvelenamenti per ingestione o per inalazione  di sostanze tossiche
Si indica come avvelenamento lo stato patologico causato dall’assorbimento di sostanze tossiche per inalazione, per contatto, per iniezione (overdose) e dall’azione che dette sostanze causano sull’organismo.

Lesioni da alta temperatura
Le lesioni da alta temperatura sono:

il colpo di sole,
il colpo di calore,
il collasso da calore,
la disidratazione
le ustioni.


Lesioni da bassa temperatura.
Le lesioni da bassa temperatura sono:

assideramento
congelamento.


Intossicazioni da veleni e droghe.

Le più frequenti sono:

intossicazione acuta da alcol,
intossicazione acuta da cocaina,
overdose da eroina,
sindrome di astinenza

Emorragie.

Fuoruscita di sangue dai vasi sanguigni.

Lesioni da folgorazione.
Si chiama elettrocuzione il c
omplesso di lesioni  dovute a
- scariche elettriche
- naturali (fulminazione)
- artificiali (folgorazione) sul corpo umano.


Lesioni traumatiche dell’occhio
Sono dovute a corpi estranei liberi nell’occhio, oggetti penetrati nell’occhio, lesioni da caustici, tagli  e contusioni

Convulsioni
Si intende per convulsione una sintomatologia caratterizzata da contrazioni toniche e/o cloniche del sistema muscolare di tutto il corpo.

Soffocamento ab ingestis
Penetrazione accidentale di sostanze liquide o solide  nelle vie aeree.


Per approfondimento su ciascuno degli argomenti cui più sopra si è accennato si fa riferimento al contenuto di quanto riportato in INTERNET al seguente indirizzo informatico:
http://WWW.SILVIANET.IT/PRIMO_SOCCORSO

posta elettronica: SILVIA@SILVIANET.IT

GLOSSARIO GENERALE
A - B - C - D - E - F - G - H - I- J - K- L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - Z
A
 

Acromion
Estensione laterale della spina della scapola, che si proietta al disopra dell'articolazione della scapola a formare il punto più alto della spalla.

Additivo
Composto che viene aggiunto ad una sostanza per conservarne le caratteristiche, evitarne l'alterazione o conferirle caratteri particolari. Si tratta generalmente di composti chimici utilizzati specialmente nell'industria alimentare. Quest'ultimi si distinguono in conservanti, coloranti ed aromatizzanti.

Aerobiosi
Condizioni di vita in presenza di aria.

Aerosol
Sospensione colloidale formata da particelle di un solido in un gas (fumi) o di un liquido in un gas (nebbia). Lo smog è un tipo particolare di aerosol.

A/F
Rapporto aria/combustibile (autoveicoli).

Agente
l'agente chimico, fisico o biologico, presente durante il lavoro e potenzialmente dannoso per la salute; (Art. 2 comma h - Dlgs 242/96)

Ambiente
E' il luogo, lo spazio fisico, la condizione biologica in cui un organismo vivente si trova e vive. Non esiste un modello ideale di ambiente naturale. Dal punto di vista umano riconosciamo solo ambienti favorevoli ed ambienti sfavorevoli all'uomo.

Amianto
- Asbesto. Composto fibroso incombustibile, silicato di calcio e magnesio, usato come isolante termico. Le sue fibre, inalate, provocano l'asbestosi, forma di grave malattia polmonare.

Ampère
Unità di intensità di corrente nel sistema internazionale (S.I.) definita come quella che trasporta la carica elettrica di un Coulomb in un secondo.

Anaerobiosi
Condizione di vita in assenza di aria

Anidride Carbonica
Composto chimico allo stato gassoso la cui molecola è formata da un atomo di idrogeno legato a due atomi di ossigeno. E' presente nell'atmosfera per lo 0,05 del volume. Costituisce il reagente fondamentale per la sintesi clorofilliana.

Anossia
Deficienza di Ossigeno nei tessuti organici

Artropodi
Invertebrati con zampe articolate, insetti, crostacei, miriapodi.

Astenopia
Debolezza o facile affaticamento degli organi della vista, con dolore agli occhi, cefalea, riduzione del visus, ecc

Atomo
E' la più piccola particella di un elemento che sia capace di partecipare ad una reazione chimica. E' costituito da un nucleo centrale positivo , in cui è concentrata tutta la massa intorno alla quale ruotano le cariche negative (elettroni).Becco di Bunsen Bruciatore a gas combustibile in cui quest'ultimo si mescola all'aria prima di venir bruciato per ottenere un'ossidazione più completa.BiodegradabileSi dice di composto organico scomponibile in composti meno o non inquinanti grazie all'azione di microrganismi (alghe, funghi, batteri). Non sono biodegradabili i pesticidi, gli erbicidi, alcuni detersivi e le materie plastiche.
BiomassaE' la quantità di una materia organica in un insieme di piante, animali, o di entrambi in una comunità o in un ecosistema.BOD Domanda di ossigeno biochimico.
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B
 

Becco di Bunsen
Bruciatore a gas combustibile in cui quest'ultimo si mescola all'aria prima di venir bruciato per ottenere un'ossidazione più completa.

Biodegradabile
Si dice di composto organico scomponibile in composti meno o non inquinanti grazie all'azione di microrganismi (alghe, funghi, batteri). Non sono biodegradabili i pesticidi, gli erbicidi, alcuni detersivi e le materie plastiche.

Biomassa
E' la quantità di una materia organica in un insieme di piante, animali, o di entrambi in una comunità o in un ecosistema.

BOD
Domanda di ossigeno biochimico.


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C
 

Cancerogenesi
E' la possibilità di indurre in un uomo un significativo incremento del tasso dei tumoriCataratta - Malattia che determina opacamente del cristallino.

Catena alimentare
Serie di organismi disposti in modo che ciascuno mangi quello che lo precede e sia mangiato da quello che lo segue. Tra organismi animali che vivono nello stesso ambiente si s'instaurano rapporti che permettono la circolazione di materia e di energia il cui trasferimento da un individuo ad un altro può avvenire solo se ciascun componente mangia quello che lo segue.

CEE
Comunità Economia Europea

Cellula
Unità fondamentale, strutturale e funzionale degli organismi viventi e capace di vita autonoma.

Ciliare
Relativo alle ciglia o simile ad essa; termina che si adopera in particolare riferimento a talune strutture dell'occhio, come il muscolo ciliare , il processo ciliare, il processo ciliare, l'anello ciliare ecc.

Ciclo
E' il succedersi regolare di una serie di fenomeni che si ripetono senza interruzione e con periodico ritorno al punto di partenza.

Clorofilla
Pigmento di colore verde presente nelle cellule vegetali in grado di assorbire l'energia della luce solare necessaria per la produzione degli zuccheri.

COD
Domanda di ossigeno chimico.@ Coma Stato d'incoscienza.

Combustibile
Sostanza ricca di carbonio e di idrogeno che, bruciando in presenza di aria o di ossigeno (comburente), produce calore.CombustioneOgni reazione chimica accompagnata da produzione di calore e luce; in senso ristretto, l'ossidazione del carbonio e degli altri combustibili.c. lenta:quando l'innalzamento della temperatura è appena sensibile (ossidazione dei tessuti animali con la respirazione)c. rapida: se accompagnata da forte innalzamento della temperatura e da fenomeni luminosi.c. completa: se il comburente (aria o ossigeno) è sufficiente per produrre la ossidazione totale del combustibile.c. incompleta: quando il comburente è (in questo caso si ha la formazione di ossido di carbonio).c. spontanea: si verifica quando la temperatura di accensione è quella ordinaria dell'ambiente.

Comburente:
Corpo o materiale che sviluppa chimicamente la combustione (quasi sempre l'ossigeno) senza parteciparvi direttamente.

Comedòne
Tappo di cheratina e di sebo dentro l'orifizio dilatato di un follicolo pilifero, spesso contenente batteri.

Composto
Sostanza fertilizzante ottenuta dai materiali residuati da processi biologici di decomposizione dei rifiuti solidi urbani , dei materiali organici naturali fermentabili o da loro miscele con fanghi industriali o di origine civile.Trattamento dei rifiuti a prevalente contenuto organico finalizzato alla

Compostaggio
produzione di compost usato come fertilizzante.

Conservante
Prodotto che rallenta o impedisce l'alterazione ed il deterioramento di una sostanza (industria alimentare o cosmetica).

CoulombUnità
di quantità di elettricità del Sistema Internazionale (S.I.) pari a quella trasportata in un secondo dalla corrente di un ampère.

CRIA
Comitato Regionale di Controllo Inquinamento Atmosferico.
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D
 

Datore di lavoro
(Art. 2 comma b - Dlgs 242/96) Datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'organizzazione dell'impresa, ha la responsabilità dell'impresa stessa ovvero dell'unità produttiva, quale definita ai sensi della lettera stesso Art. 2 in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche Amministrazioni di cui all'Art. 1, comma 2 del Decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest'ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale;

dBA (decibel)
E' l'unità usata per misurare l'intensità del suono. Un decibel è approssimativamente uguale alla più piccola intensità acustica che l'orecchio umano è in grado di percepire. Le lettere maiuscole che seguono la denominazione (d) stanno ad indicare le curve d'equivalenza tra sollecitazione pressoria e risposta sensoriale: A (bassi livelli sonori, entro i 40 decibel), B (medi livelli sonori, fino a 70 decibel) C (valori elevati: 100 decibel).

Decapaggio
Pulitura di superfici metalliche con spazzole, polvere di pomice, getto di sabbia, acidi, elettrolisi.

Decreto Legislativo (Legge Delegata)
La Legge di delega è data dal Parlamento al Governo affinché quest'ultimo possa emanare norme giuridiche. Nella legge di delega sono determinati i criteri cui il Governo deve uniformarsi per svolgere l'attività legislativa, nonché il termine entro cui deve essere esercitato il potere delegato.

Decreto Legge (DL)
E' un provvedimento legislativo emanato dal governo in casi straordinari d'urgenza e di necessità esercitando, senza delega del Parlamento la funzione che spetta al Parlamento stesso. Il provvedimento legislativo, così emanato, ha durata limitata nel tempo e deve essere convertito in legge entro 60 gg. dalla sua emanazione pena la sua decadenza.

Decreto Ministeriale (DM)
Norma giuridica emanata da un Ministro nelle materie di sua competenza, generalmente a fini d'attuazione o regolamentazione di una normativa già prevista con Legge.Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM)Decreto Ministeriale emanato dal Presidente del ConsiglioDecreto del Presidente della Repubblica (DPR)Atto complesso emanato dal Presidente a seguito di una proposta legislativa del Ministro competente che controfirma l'atto.

Degradabilità
E' detta di sostanza chimica che si può trasformare decomponendosi.

Dina
Unità di forza
.
E' la forza necessaria per imprimere ad un grammo di mass l'accelerazione di un secondo.

Diafisi
Parte lunga cilindrica di un osso lungo, compresa fra le due estremità dette epifisi.

Diplopia
Percezione di due immagini di un singolo oggetto

Direttiva CEEE
spressione del Consiglio e della Commissione CEE (Comunità Economica Europea) rivolta agli Stati Membri della Comunità. I destinatari sono vincolati a raggiungere il risultato che la Direttiva esprime, fatta salva la competenza degli organismi nazionali (sovranità) in merito alla forma ed ai mezzi d'attuazione.

Discarica
Sistema di smaltimento dei rifiuti consistente nel deposito degli stessi nel suolo.L'impianto e l'esercizio della discarica deve prevenire ogni possibilità di inquinamento causato dai rifiuti.

DNA
Sostanza organica formata da Carbonio, Idrogeno, ossigeno, fosforo ed azoto. Si trova nel nucleo delle cellule e si presenta come una doppia elica avvolta a spirale su se stessa. ; è alla base di tutti i fenomeni legati alla riproduzione ed alla ereditarietà dei caratteri.

DPI
Dispositivi di protezione individuale(Art. 1 DL n. 475/92). Si intendono per DPI i prodotti che hanno la funzione di salvaguardare la persona che li indossi, o comunque che li porti con se, da rischi per la salute e la sicurezza. (Art. 40 del Titolo IV del DL 626/94) Si intende per dispositivo di protezione individuale (DPI) qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata o tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.

Distributore o Commerciante
Operatore professionale della catena di commercializzazione la cui attività non incide sulle caratteristiche di sicurezza del prodotto.Dose di sostanza tossica.E' la quantità di sostanza somministrabile per Kgr. Di peso corporeo

Dose assorbita
E' la quantità di sostanza assorbita attraverso le varie vie di somministrazione.
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E
 

Ecologia
E' lo studio dell'ambiente biologico, cioè dei rapporti tra gli organismi viventi e l'ambiente in cui vivono.

Elemento
Sostanza semplice che non può essere ulteriormente scomposta in specie più semplici, in quanto formata da atomi dello stesso tipo.

Emissione
Immissione in atmosfera di sostanze di vario tipo.EmulsioneSospensione sottoforma di goccioline liquide non miscibili fra loro (es.acqua ed olio).

Entropia
E' una grandezza termodinamica introdotta per caratterizzare la tendenza dei sistemi chiusi e termicamente isolati verso uno stato di equilibrio termodinamico.

Epifisi
Estremità di un osso lungo generalmente più larga della diafisi interamente cartilaginea o separata dalla diafisi da un disco cartilagineo.

ERG
Unità di energia pari al lavoro compiuto da una dina nello spostamento di un cm. lungo la sua linea di azione.

Ergonomia
Disciplina che studia le condizioni e l'ambiente di lavoro per adattarle alle esigenze psicofisiche del lavoratore.

Etanolo
Alcol ottenibile dalla lavorazione dei cereali ed usato anche come additivo alla benzina.

Eterotrofo
E' detto di organismo che non è in grado di sintetizzare le sostanze organiche che servono per la sua nutrizione e che deve quindi trovarle già pronte.

Eutrofizzazione
E' un processo naturale di arricchimento in sostanze nutritive di un ambiente che di quelle sostanze è abitualmente povero. Esso è indice di inquinamento delle acque quando,a causa dello scarico di sostanze quali nitrati e fosfati di diversa provenienza, l'ambiente raggiunge livelli di saturazione tali per cui si ha uno sviluppo abnorme di alghe che trovano in queste sostanze l'alimento ideale per la loro crescita con un impoverimento progressivo dell'ossigeno ambientale e quindi con danno per ogni forma di vita acquatica.
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F
 

Fanghi industriali
Residui di cicli di lavorazione produttive derivanti dalla separazione della componente liquida da quella solida.

Fitoplancton
Nome dato all'insieme di organismi vegetali di piccole dimensioni che vivono sospesi nell'acqua e che non vengono trasportati dalle onde o dalle correnti.

Fotofobia
Anormale intolleranza visiva alla luce@ FoveaFossa o piccola depressione.Spesso questo termine è usato per indicare una piccola depressione della retina.

Fusione delle immagini
Coordinazione delle due immagini separate di un oggetto dei due occhi fuse in un'unica immagine.
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G
 

Gomitòlo
Termine (abusivo) usato nel testo per indicare l'appoggio del gomito nel lavoro ai videoterminali.

Ganglio
Nodo o massa a forma di nodo ed anche termine generico per intendere un gruppo di cellule nervose localizzate al di fuori de Sistema Nervoso Centrale.

Glenoide
Si dice di una struttura ossea simile ad una depressione o ad una cavità.
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I

 

Immissione
Emissioni in atmosfera, trasportate dai venti, dilavate, diluite e modificate attraverso reazioni chimiche che determinano poi l'inquinamento atmosferico.

Impatto ambientale
Indica ogni modificazione indotta nell'ambiente fisico e biologico da parte di organismi viventi ed in particolare dall'uomo

Impianti di abbattimento
Dispositivi e/o apparecchi atti a ridurre l'inquinamento atmosferico.

Industrie1 - a rischio:
stabilimenti che per quantità o per qualità delle sostanze trattate o stoccate, sono soggette alla possibilità del verificarsi al loro interno e/o all'esterno d'incidenti rilevanti, causa di pericolo o danno per la salute dell'uomo;2 - insalubri: stabilimenti che effettuano le lavorazioni elencate nell'allegato al D.M.S. del 2/3/1987

Infestazione
Presenza di parassiti animali o insetti dannosi che vivono e si riproducono nell'ambiente con nocività per l'uomo.

Innocuizzazione
Trattamento a cui vengono sottoposti materiali allo stato liquido, solido o fangoso al fine di depurarli delle sostanze maggiormente inquinanti.

Inquinamento
Introduzione nell'ambiente naturale di sostanze chimiche e biologiche o di fattori fisici in grado di provocare disturbi o danni all'ambiente ed alla salute dell'uomo.

Inquinamento di fondo
E' la base dell'inquinamento ambientale cui si possono aggiungere i singoli episodi di inquinamento specifico.

Ione
Atomo o gruppo atomico che per l'acquisto o la perdita di elettroni, assume carica elettrica (ionizzazione)

Ipofisi
Ghiandola a secrezione interna situata alla base del cervello nella sella turcica.

Isometrico
Per indicare grandezze della stessa misura.
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J
  Joule
Unità pratica di lavoro definita come il lavoro fatto in un secondo mantenendo la corrente di un ampère in una resistenza di un ohm.
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L
 

Lavoratore
Persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari, con rapporto di lavoro subordinato anche speciale. Sono equiparati i soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto,che prestino la loro attività per conto delle società e degli enti stessi, e gli utenti dei servizi d'orientamento o di formazione scolastica, universitaria e professionale avviati presso datori di lavoro per agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Sono altresì equiparati gli allievi degli istituti d'istruzione ed universitari, e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, macchine , apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici. I soggetti di cui al precedente periodo non sono computati ai fini della determinazione del numero dei lavoratori dal quale il DLvo 19 Marzo 1996 n. 242 fa discendere particolari obblighi. (Art. 2 Comma a - DL vo n. 242 / 96).

Lep1/d
E' il parametro previsto dalla Legge per l'esposizione quotidiana personale del lavoratore al rumore.

Leq
Livello equivalente - E' il parametro che tiene conto dell'effetto combinato d di ac ell'intensità sonora e del tempo d'esposizione.

Limite di accettabilità
Quantità massime di sostanze tossiche che la legge consente sia presente nell'aria, nell'acqua, nel suolo.

Liofilizzazione
E' la disidratazione per sublimazione di prodotti previamente congelati.
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M
  Medico competente
(Art. 2 Comma d - DL 242/96)Medico in possesso di uno dei seguenti titoli:1 - specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro o in clinica del lavoro ed altre specializzazioni individuate, ove necessario, con Decreto del ministro della Sanità di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica;2 - docenza o libera docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro;3 - autorizzazione di cui all' art. 55 del Decreto legislativo 15 agosto 1991 n. 277.

Microclima
Condizione del clima (umidità, ventilazione, riscaldamento.......) all'interno dell'ambiente di lavoro.MicroondeOnde elettromagnetiche comprese nelle frequenze da 300 Mhz. A 300 Ghz con lunghezza d'onda da m.1 a mm.1.MorchiaFondo o sedimento untuoso e sudicio.

MPS
Materie Prime Secondarie

Mutageno
sostanza chimica o agente fisico che induce mutazioni genetiche.

Mutazione genetica
mutazione permanente e trasmissibile del materiale genetico.
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O
 

OzonoO3
Stato allotropico dell'ossigeno.

Oblazione
L'oblazione determina l'estinzione del reato prevista per le contravvenzioni punite con la sola ammenda e consistente nel pagamento volontario di una determinata somma prima dell'apertura del dibattimento giudiziario o della pronuncia del decreto di condanna.

Ohm
Unità di resistenza elettrica del sistema internazionale (S.I.)par a quella di un conduttore ai cui estremi si stabilisce la differenza di potenziale di un Volt quando è percorso da una corrente di un Ampère.

Oli usati
Prodotti usati, fluidi o liquidi composti interamente o parzialmente da oli minerali o sintetici, comprese le emulsioni.

Organo bersaglio
E' l'apparato organico dove avviene la maggiore metabolizzazione o il bioaccumulo del tossico assorbito.

Ormesi
Azione stimolante esercitata da dosi infinitesimali di sostanze tossiche.

TOP

P
 

Particolato
Particelle di varie sostanze sospese e separate nell'aria. Se inalate possono causare danni alla salute.Per effetto della gravità le particelle più pesanti si depositano sugli oggetti.

Ppm
Parte per milione.

Percolato
In natura si tratta del passaggio lento di un liquido (acqua) dall'alto in basso attraverso una massa filtrante solida. Quando detto liquido attraversa dei rifiuti solidi si ha la produzione di liquame.

Pericolo
Proprietà o qualità intrinseca di una determinata entità avente il potenziale di causare danni.

Pesticidi
Composti prevalentemente sintetici per prevenire e controllare fenomeni di origine parassitaria e non, nocivi alle coltivazioni. E' sinonimo di antiparassitario.

Piogge acide
Acque piovane che presentano elevati valori di acidità (acido solforico, nitrico, cloridrico)conseguenti alla presenza in atmosfera di elevate concentrazioni di anidride solforosa e ossidi di azoto.

Polietilene
Etilene polimerico - Sostanza plastica ottenuta per sintesi ed impiegata diffusamente.

Polivinile
Prodotto plastico di polimerizzazione ottenuto derivato da un vinile monometrico come, ad esempio, il cloruro di vinile.

Prevenzione
Riguarda il complesso delle disposizioni o misure adottate o previste in tutte le fasi dell'attività lavorativa per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell'integrità dell'ambiente esterno (Art. 2 Comma g Dlvo 242/96).

Produttore o costruttore o fabbricante
(DPR n. 224/48 e DL n. 115/95 Art. 2).Chiunque commercializza o immette sul mercato un bene sotto il proprio nome. E' assimilato al produttore "colui che immette sul mercato prodotti di importazione per i quali risultasse impossibile risalire al produttore originale ..nonché gli altri operatori professionali della catena di commercializzazione , quando la loro attività può coincidere sulle caratteristiche di sicurezza del prodotto.

Propiocettori
Si dice di terminazioni nervose di nervi sensoriali che inviano informazioni relative ai movimenti ed alla posizione spaziale del corpo. Tali recettori si trovano soprattutto nei muscoli, tendini e labirinto.

PRRA
Piano Regionale Risanamento Acque.PsicosomaticoRapporto tra la psiche ed il corpo.
TOP

R
 

Radiazioni ionizzanti
Radiazioni ad alta energia (raggi x, gamma, ecc) capaci di ionizzare gli atomi della materia attraversata.

Radiazioni non ionizzanti vedi Microonde

Radiodermite
Radiodermatite Malattia della pelle causata da esposizione a dosi eccessive o protratte di radiazioni ionizzanti.

Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza:
persona, oppure persone, eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro, ... omissis... (Art.2 Comma f - Dlvo 242/96).

Responsabile del servizio di prevenzione e protezione :
Persona designata dal datore di lavoro in possesso di attitudine e capacità adeguate;(Art. 2 Comma e - Dlvo 242/96).

Reflui (Acque reflue).
Acque che dopo essere state utilizzate in attività domestiche , industriali, agricole, artigianali e sim. vengono restituite generalmente inquinate dall'impianto che le produce.

Rischio
Probabilità che sia raggiunto il limite potenziale di danno nelle condizioni d'impiego o di esposizione.

Rischio biologico
E' la rischiosità connessa con qualsiasi microrganismo, coltura cellulare o endoparassita umano in grado di provocare infezioni, allergie o intossicazioni.
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S
 

Salute
E' uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo assenza di malattia o infermità (OMS)Scansione o scanningL'atto di esaminare visivamente ed in modo dettagliato una piccola area in maniera caratteristica e con pause regolari.

Servizio di prevenzione e protezione dai rischi:
E' l'insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all'azienda finalizzati all'attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali nell'azienda, ovvero unità produttiva; (Art. 2 Comma c - Dlvo 242/94).

Sfridi
Materiale che viene scaricato durante la lavorazione in quanto eccedente rispetto al semilavorato o al pezzo finito.

Shock
Condizione di acuto scompenso circolatorio periferico con ipotensione e tachicardia.

SMOG
Miscela complessa di prodotti chimici derivata da reazioni fra ossidi di azoto, idrocarburi, polveri, vapore acqueo ed ossigeno. La sigla deriva dall'inglese Smoke e Fog (nebbia).

Sostanze cancerogene
Sostanze in grado di provocare tumori maligni.

Sostanze caustiche -
Sostanze in grado di distruggere, per contatto, i tessuti viventi.

Stoccaggio
Deposito prolungato dei rifiuti tossici soggetti ad autorizzazione.SublimazioneE' il passaggio diretto di una sostanza dallo stato solido a quello di vapore.
TOP

T
  Teratogenicità
E' la possibilità di indurre malformazioni nel feto.
U
 

Ulna
Osso più lungo e più interno dell'avambraccio, dal lato opposto rispetto al pollice; si articola con l'omero e con la testa del radio all'estremità prossimale, con il radio e con le ossa del carpo all'estremità distale.

Unità produttiva
Stabilimento o struttura finalizzata alla produzione di beni o servizi, dotata di autonomia finanziaria e tecnico funzionale ; (Art 2 Comma i Dlsg 242/96).

Uva
Raggi ultravioletti
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V
 

Valutazione dei rischi
(Circ. MINLAVDGRL n. 102/95 del 7.8.95)
Procedimento di valutazione dell'entità del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Nell'espletamento delle loro mansioni, derivante dal verificarsi di un pericolo sul luogo di lavoro.

Valutazione di impatto ambientale (VIA)
Individuazione, descrizione e determinazione dell'impatto ambientale secondo criteri di conciliabilità con le norme urbanistiche vigenti con altre opere esistenti, nel fine primario di garantire ed attuare una migliore qualità della vita e dell'ambiente.

Virus
Dal latino virus= veleno. Organismi estremamente primitivi, più semplici dei batteri, agenti infettivi di organismi e piante, sono visibili solo al microscopio elettronico. Le loro dimensioni oscillano tra 1/10 e 1/1000 di micron.

Volt
Unità di potenza elettrica o di differenza di potenziale secondo il sistema internazionale (S.I.) è quello che si stabilisce tra due punti di un conduttore quando la sua resistenza è di un ohm e la corrente che lo attraversa ha l'intensità di un ampère.Xènon - Elemento gassoso chimicamente non reattivo presente nell'atmosfera.
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Z
 

Zoonosi
Malattia degli animali che, in condizioni naturali, può essere trasmessa anche all'uomo.
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